Recupero crediti selvaggio?

19.07.2017

Ecco la lista dei 6 espedienti non legali utilizzati dalle società di recupero

Sempre più spesso le società di recupero crediti incaricate dalle banche mettono in atto comportamenti illeciti, invocando possibili "minacce" per convincere a pagare.

Proprio per aiutare il debitore in difficoltà ho intervistato una società di Recupero Crediti che mi ha raccontato questi espedienti assurdi!


Quello che ho notato è che molto spesso si va dalla semplice notizia falsa fino a comportamenti al limite della truffa, spesso utilizzati per forzare il cliente inconsapevole a pagare.


Va premesso che l'attività di recupero crediti è prevista dalla legge italiana e che la maggior parte delle società finanziarie e di recupero crediti si comportano correttamente attenendosi a principi di buona fede.

Infatti, quando il problema viene gestito con serietà è possibile risolvere la situazione a vantaggio sia del debitore che del creditore.


Non sono rari però comportamenti di alcune Società di Recupero che pur di guadagnare le provvigioni sull'importo recuperato, torturano il debitore con espedienti illegittimi o raccontando storie completamente ingannevoli al fine di intimidire il debitore.

Ecco quindi i 6 casi più frequenti che ho riscontrato nell'intervista ad una Società di Recupero crediti e dai quali occorre stare alla larga preparandosi bene la risposta.


  1.  Il debitore insolvente rischia il carcere!
    "Cara signora, stia bene attenta, se non ci paga interviene il Tribunale, e rischia il carcere".
    L'informazione è palesemente falsa in quanto non pagare i propri debiti è un reato di natura civile e non penale e quindi non si rischia mai il carcere.
  2. Il (finto) decreto ingiuntivo
    I finti decreti ingiuntivi (sono solleciti di pagamento che nelle forme e fattezze potrebbero sembrare un atto del Tribunale).
    Al contrario di un vero decreto ingiuntivo, quello finto non arriva al cliente tramite notifica di atto giudiziario, ma con raccomandata o posta ordinaria, oppure è lasciato a mano nella cassetta. Quindi non ha nessun valore.
  3. Un saldo e stralcio con la sbigottimento finale
    "Ci paghi solo questa cifra e chiudiamo tutto a saldo e stralcio."
    Stiamo bene attenti perché potrebbe essere solo un raggiro. Infatti molto spesso le Società di Recupero Crediti per incassare la provvigione accettano pagamenti parziali, fingendo di chiudere l'intero debito.

    Ma ho personalmente verificato casi di raggiro in questo senso.

    Infatti, al cliente non rilasciano nessuna ricevuta e i soldi versati vengono imputati a una riduzione solo parziale del debito.
    A distanza di qualche mese si presenta però una nuova agenzia di recupero crediti chiedendo la differenza.
  4. La confisca dei beni
    "Buongiorno sono l'incaricato, se non paga il debito, dovrò venire a casa sua per prendere i mobili, l'auto etc."
    Anche in questo caso siamo di fronte a una palese informazione disonesta, in quanto non esiste in Italia questa figura.

    Per legge solo l'ufficiale giudiziario può procedere con il sequestro dei beni, a seguito di pignoramento. Inoltre, prima di arrivare al pignoramento, il creditore deve emettere un decreto ingiuntivo, poi il precetto e infine il pignoramento.

    Tutti atti che devono essere notificati al debitore tramite tribunale e che per essere complessivamente portati a termine richiedono diversi mesi.
  5. La chiamata telefonica al datore di lavoro o ai parenti
    La posizione del debitore in difficoltà è tutelata dalla privacy ed è quindi tassativamente vietato mettere a conoscenza terzi dei problemi del cliente.
  6. Il pignoramento dello stipendio o pensione
    In questo caso la minaccia è reale, ma i tempi per l'esecuzione variano a seconda del tribunale e possono durare mese o anni.

    Questa minaccia è solo un modo di spaventare il debitore cercando di convincerlo a pagare almeno parzialmente.

Ecco, da questa intervista, ho capito che quando chiama il recupero crediti e fa la voce grossa, di norma ha poche armi a disposizione per aggredire la vostra posizione.

Ma anche l'approccio amichevole, a volte è subdolo! 

Infatti è mirato a ottenere informazioni per migliorare le possibilità di recupero del credito. 

Ad esempio richieste di informazioni sul posto di lavoro, o sul numero di conto corrente, potrebbero essere mirate a sapere dove lavoriamo per procedere con un pignoramento del conto corrente.

In sostanza, non date informazioni personali se non per lo stretto necessario!

Se si è in difficoltà con le rate, è giusto difendersi dai soprusi delle agenzie di recupero, ma insieme a questo è fondamentale trovare una soluzione per uscire dal problema.

Clicca qui se vuoi entrare in contatto con un consulente sul debito. La consulenza è gratuita »



di Loredana Maggio