Il mercato mutui tra crescita consolidata e trend futuri

14.01.2019

Il 2018, sul fronte dei mutui, è stato con il vento in poppa

Lo scorso anno, infatti, si è caratterizzato per tassi d'interesse eccezionalmente bassi. Un lieve incremento si è registrato solo in fase finale.

Come si era chiuso il 2017?

A contraddistinguerlo, la massiccia quantità di mutui erogati: nello specifico, a trainare il settore erano stati quelli relativi all'acquisto della prima casa, a fronte di una flessione - consolidata -di quelli surroga. Questi ultimi sono finalizzati al trasferimento del mutuo da un istituto di credito a un altro che offre condizioni economiche più vantaggiose.

L'identikit del mutuatario, nel 2017, è stato rappresentato da un under 30 richiedente il tasso fisso.

Il 2018, tra ripartenza e spread

Il primo trimestre dell'anno ha visto una flessione del numero di mutui richiesti, conseguenza naturale e pressoché inevitabile del boom verificatosi nel periodo compreso tra il 2014 e il 2016. In aprile i tassi medi sono, di nuovo, diminuiti sorprendentemente, e ciò ha determinato un incremento deciso dei finanziamenti concessi. Contestualmente le erogazioni di mutui surroga hanno raggiunto la loro massima espansione.

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Il secondo trimestre dell'anno è stato connotato dalla chiusura del Quantitative Easing operato dalla Banca Centrale Europea. Detta espressione, che tradotta letteralmente significa allentamento quantitativo, comporta l'acquisto di titoli di Stato dagli istituti di credito per consentire l'afflusso di valuta nel mercato, favorire i prestiti e correggere verso l'alto l'inflazione. Il tasso d'interesse fisso è così sceso all'1,80% e il variabile sotto lo 0,80%.

L'anno si è chiuso con una robusta crescita delle richieste di mutuo, cui si è accompagnato, però, il manifestarsi da parte dell'opinione pubblica di crescenti timori in materia di spread. Ciò a seguito della bocciatura della Manovra 2019 da parte dell'Unione Europea.

Quali sono a questo punto gli scenari possibili per l'anno appena iniziato?

 L'Euribor, a cui è agganciato il tasso d'interesse variabile, si è assestato nel 2018 su valori negativi, e presumibilmente a breve non subirà variazioni. L'IRS poi, che viene sommato allo spread per determinare il tasso fisso, in un periodo in cui gli investitori sono poco propensi a investire, tende a scendere. 

Insomma, spiega il sito di settore MutuiOnLine, perlomeno fino alle elezioni europee di maggio, chi sta pagando il mutuo e chi sta per ottenerlo possono stare tranquilli.

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Giuliana Ferri