Che succederà ai mutui dopo l'aumento della BCE?

18.06.2018

Contratti future sull'Euribor e indice Euribor: qual è la differenza

A maggio i future sull'Euribor erano ai minimi storici, ma all'inizio di giugno sono saliti di oltre 20 punti base. Si tratta di contratti che danno un'indicazione su quali saranno i movimenti in futuro e che sono molto più volatili rispetto all'indice vero e proprio. 

Infatti l'Euribor a 1 mese si attesta ancora a quota -0,37%, mentre quello a 3 mesi risulta essere fermo a -0,32%, come accade dalla metà del 2015. Bisogna tenere a mente che l'indice Euribor ha fluttuazioni abbastanza elastiche in quanto copre un ampio orizzonte temporale. 

Al contrario, i contratti future fanno riferimento alle imminenti variazioni dei tassi provocate dalle politiche della Banca Centrale Europea. L'aumento dello spread a causa della decisione del presidente Mario Draghi di interrompere il QE a settembre 2018 ha quindi portato a una crescita di questo valore.

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Gli effetti sul costo dei mutui

Bisogna comunque tenere a mente non sono previsti incrementi immediati per quanto riguarda le rate dei mutui a tasso variabile. Questa modalità di finanziamento prevede di calcolare l'entità degli interessi in base all'andamento dell'Euribor, tuttavia il valore da prendere in considerazione è il fixing quotidiano dell'indice fissato dall'European Money Market Institute (EMMI). 

Al tempo stesso si sottolinea come l'aumento dei future per la decisione di ridurre e successivamente di sospendere gli acquisti di titoli di Stato non compensa il calo di 30 punti base che l'Euribor ha subito nella seconda metà di maggio. 

Infatti in pochi giorni si è arrivati al 0,18% dall'iniziale 0,48%. Secondo il Morgan Stanley 1st Eurozone hike non si devono temere aumento per quanto riguarda il mutui nel breve periodo. 

La crescita dell'indice Euribor è prevista soltanto da luglio 2019, sia per i prodotti a tasso fisso che per quelli a tasso variabile. Ciò è possibile in quanto le banche tendono ad alzare con un certo ritardo lo spread (il margine lordo che si vuole avere dal finanziamento e che costituisce la seconda variabile che viene utilizzata per calcolare la rata dei mutui) nei periodi di incertezza finanziaria. Di conseguenza questa situazione non ha effetti negativi sui mutui già sottoscritti e nel breve periodo risulta essere vantaggiosa per quelli nuovi.

Gli effetti nel medio periodo e le possibili conseguenze sui mutui

Nel medio e lungo periodo l'aumento dello spread potrebbero crescere i tassi applicati sui nuovi mutui e le banche potrebbero essere meno a concedere finanziamenti. In particolare i maggiori costi riguarderebbero i mutui a tasso variabile, mentre quelli a tasso fisso saranno meno coinvolti.

I rischi potrebbero aumentare in caso di incertezza e instabilità finanziaria prolungate, che avrebbero come conseguenze le stesse conseguenze negative verificatesi 6 anni fa. Tra queste si ricordano un notevole aumento dello spread dei titoli italiani rispetto ai BOT tedeschi e, con un effetto a cascata, maggiori costi del credito in Italia. 

Si ricorda che nel 2012, quando lo spread aveva superato i 400 punti, la crescita dei costi dei mutui erano stata superiore al 4%. Tuttavia si ricorda che molto difficilmente si arriverò a effetti negativi di tale portata, proprio perché lo scenario odierno risulta essere estremamente diverso rispetto a quello del 2012. 

L'unico rischio che potrebbe comportare un cambiamento negativo della situazione riguarda il verificarsi di una particolare congiunzione. Infatti, se la fine della politica di acquisto di titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea coincidesse con una situazione di instabilità politica e finanziaria in Italia, gli operatori italiani vedrebbero aumentare il costo del denaro. Il contemporaneo aumento dei tassi di interesse produrrebbe conseguenze a cascata che incrementerebbero la spesa dei mutui.

Stipulare un mutuo oggi?

Si ricorda comunque che oggi la stipula dei mutui risulta essere ancora particolarmente vantaggiosa perché i tassi rimangono ai minimi storici e rimarranno tali per i prossimi mesi. 

Si hanno rischi maggiori per quanto riguarda i mutui a tasso variabile, di conseguenza è bene optare per durate brevi, non inferiori a 10 anni. Infatti le previsioni sull'andamento dei tassi di interesse non può ovviamente superare i 2025.


di Luigi Porcelli